In Svezia, un fatto che forse in pochi avevano previsto: il gufo delle nevi, un tempo presenza fissa nelle regioni artiche del paese, ha cessato di nidificare nel territorio nazionale. È quindi considerato estinto a livello locale. Negli ultimi tempi, nessuna nuova generazione è nata nei monti a nord, un segnale chiaro di un’impossibilità ormai concreta di mantenere una popolazione stabile. Il famoso Bubo scandiacus era per lungo tempo un’icona vivente della biodiversità e della natura rigida e incontaminata che contraddistingue l’Artico svedese.
Il cambiamento di status è giunto dopo un lungo monitoraggio del nucleo nazionale dedicato alle specie svedesi. Già da tempo si respirava l’aria della fine, con l’ufficio che aveva sottolineato la necessità di aggiornare la classificazione del gufo a “estinto” in Svezia. Le conferme ufficiali sono attese nei mesi a venire da organismi europei e internazionali, con un eco importante sulla percezione della biodiversità locale. Ecco perché il fragile habitat artico del Nord – una volta ritenuto un rifugio sicuro e stabile – mostra ora segni lampanti di stress e mutamenti, compromettendo la sopravvivenza anche di specie da sempre abituate al freddo e alle condizioni estreme.
Dagli anni Settanta al presente: il declino di un’icona
Basta fare un salto indietro, fino agli anni Settanta, per ricordare come centinaia di coppie di gufi delle nevi trovassero casa sulle cime montane settentrionali della Svezia. Non era solo un’attrazione per chi ama osservare la natura: la loro presenza indicava la salute dell’ecosistema locale. Nidi proliferavano, e i pulcini nascevano regolarmente, scandendo il ritmo naturale delle stagioni fredde. Negli ultimi dieci anni, però, il vuoto: nessuna traccia di riproduzione, un chiaro segnale di un crollo demografico consistente.

Nel panorama mondiale, la situazione non è tragica quanto a scomparsa completa, ma le cifre sono preoccupanti: dai 14 ai 28 mila individui si suppone attualmente nei loro territori naturali, con uno stato di “vulnerabile” a livello globale. Un problema diffuso tra le specie dell’Artico, insomma. Chi vive in città spesso non se ne accorge, ma basta frequentare le regioni artiche per notare una diminuzione, non solo dei gufi, ma di molte dinamiche ecologiche fondamentali, ecco il punto.
Il ruolo del cambiamento climatico nella scomparsa
Cambiamento climatico e scomparsa del gufo delle nevi: il legame è evidente. L’innalzamento delle temperature ha reso gli inverni più caldi, con piogge che spesso sostituiscono la neve. Per i lemming, base fondamentale della dieta del gufo, è un vero problema – dipendono da tunnel fatti nella neve per stare al riparo e sopravvivere. Se la neve cala, anche la loro popolazione scende drasticamente.
Il risultato? Quella catena alimentare che regge la fauna artica si spezza. Senza un apporto costante di lemming, i gufi arrancano a nutrirsi, e ciò mette in difficoltà sia gli adulti sia i pulcini. Non si può ignorare il dato sorprendente: l’Artico si riscalda più velocemente della media globale, con temperature che raggiungono record degli ultimi cento anni. Nel tempo, processi così profondi e difficili da ribaltare finiscono per alterare un ecosistema delicato che conosce da sempre nel dettaglio chi ci vive.
Non solo clima, insomma. Anche interventi umani, come la caccia, la perdita di habitat dovuta alla costruzione di infrastrutture e il disturbo nelle aree di riproduzione, hanno inciso sul declino del gufo europeo. Oggi la specie viene classificata a rischio minimo in Europa, ma i dati alla base sono un po’ datati e potrebbero non riflettere la realtà attuale. Una speranza c’è, però: i lemming – lo sapevate? – si spostano in modo irregolare su grandi distanze, e questa potrebbe essere la chiave per un possibile ritorno dei gufi nelle zone abbandonate. Certo, serve un ambiente più favorevole.
Insomma, il futuro del gufo delle nevi dipende da come si affronteranno le scelte di tutela negli anni a venire. Sostenere gli ecosistemi artici, i più vulnerabili del pianeta, significa evitare che spariscano per sempre specie che rappresentano da sempre il volto selvaggio e incontaminato di quelle terre.
