Perché è comune ammalarsi due volte di influenza e come reagisce il sistema immunitario umano

Perché è comune ammalarsi due volte di influenza e come reagisce il sistema immunitario umano

Franco Vallesi

Gennaio 9, 2026

A volte sembra di stare migliorando dopo l’influenza, ma poi succede: di nuovo fiacchezza, tosse e quel malessere che ritorna come un’ombra fastidiosa. Non è raro, anzi, capita spesso. Non si tratta semplicemente di stanchezza accumulata, bensì è il segnale che il corpo è ancora fragilissimo e non del tutto ristabilito. Quando i virus girano intensamente, soprattutto nei mesi freddi, la possibilità di avere più ondate di sintomi sale in modo consistente. La sorpresa? Di solito non si tratta dello stesso virus che torna, ma di nuovi agenti o di reazioni infiammatorie che peggiorano le cose.

La ricaduta influenzale, insomma, va letta con attenzione. Non è solo un calo temporaneo, ma un intreccio complicato che coinvolge le difese immunitarie e le vie respiratorie — spesso già danneggiate. Se ci si pensa, in ambienti dove più virus si alternano o convivono, la cosiddetta “doppia infezione” è una realtà concreta, non un’ipotesi remota. E capire cosa succede dentro mentre si riprende fa davvero la differenza per tenere sotto controllo i sintomi senza farsi sorprendere.

Il motivo per cui la “guarigione” è solo apparente

Lasciare la febbre alle spalle non equivale a uscire dal tunnel. Il corpo resta infatti acciaccato, in uno stato di affaticamento profondo, perché il sistema immunitario ha lavorato sodo. Lotta al virus significa consumare tantissime risorse, tra anticorpi, globuli bianchi e sostanze infiammatorie. Ecco perché dopo un primo miglioramento, può capitare che i sintomi tornino o addirittura peggiorino.

Perché è comune ammalarsi due volte di influenza e come reagisce il sistema immunitario umano
Virus influenzali, spesso diversi tra loro, possono causare ricadute nei mesi freddi, quando il sistema immunitario è ancora debole. – romantiqa.it

Chi vive nelle grandi città, ad esempio, sa bene che i virus influenzali di tipo A — come gli H1N1 e H3N2 — o l’influenza K, sono piuttosto aggressivi. Il problema? Rompono il sottile strato che protegge le vie respiratorie, aprendo la porta a nuovi virus o batteri. Non c’è da stupirsi, quindi, se un secondo attacco si “appiccica” al primo. E allora: tosse che non passa, stanchezza che sembra non finire mai.

Un segnale da non sottovalutare è la febbre che torna, accompagnata da una tosse diversa dal solito o da un catarro più denso. Questi segnali, anche se sembrano lievi, vanno seguiti con cura perché spesso indicano complicazioni quali un’infezione batterica secondaria, che va fermata in tempo — niente scherzi.

Quando una nuova infezione si sovrappone alla precedente

La cosiddetta “doppia influenza” non è un’espressione vuota: indica situazioni in cui due infezioni colpiscono nello stesso periodo, spesso causate da virus diversi. Con la diffusione di virus come il SARS-CoV-2, potrebbe sembrare che certe cose siano cambiate, ma in realtà la difficoltà di gestire questi casi è aumentata. Il motivo? Il corpo, impegnato a contrastare il primo virus, resta meno protetto, quindi più esposto a un secondo attacco.

Nelle regioni con climi temperati, dall’Italia al Nord Europa, la situazione riguarda soprattutto chi ha difese immunitarie indebolite o condizioni di salute già fragili. Ne deriva un misto di sintomi che confonde, rallenta la diagnosi e chiede un’attenzione maggiore. La conseguenza? Le vie respiratorie, infiammate più volte, stentano a guarire e il rischio di complicazioni cresce.

Molti raccontano di una tosse che dura settimane, persino mesi, segno di una certa ipersensibilità delle vie aeree irritate. Se sente dolore al petto o fatica a respirare allora non si deve aspettare — servono controlli medici urgenti per escludere problemi seri, come la polmonite. Un fatto curioso: nelle grandi città o in luoghi chiusi, soprattutto d’inverno, questi disturbi si fanno sentire sempre di più, ricordando quanto sia utile una diagnosi puntuale e una cura attenta.

Riposo e alimentazione: l’importanza della convalescenza

Molti fanno l’errore di tornare subito alle solite attività, appena sparita la febbre, ma il sistema immunitario è ancora vulnerabile, e servono energie che non sono così infinite. Una pausa più lunga, senza forzare, aiuta a evitare di ritrovarsi poi di nuovo a terra.

L’idratazione, poi, gioca un ruolo essenziale: aiuta a espellere le tossine e a mantenere mucose funzionanti. Accanto a una dieta varia — con frutta e verdura fresca — anche vitamine come la C e la D, insieme allo zinco, non guastano per dare una mano al sistema di difesa. Un vivo consiglio: integrare probiotici durante le cure antibiotiche per proteggere la flora intestinale, chiave per risposte immunitarie efficaci.

Abitudini come lavarsi spesso le mani, arieggiare gli ambienti e limitare gli affollamenti non sono noiosi obblighi, ma strategie concrete per ridurre il rischio di infezioni multiple. E, se i sintomi respiratori persistono, mascarina e prudenza aiutano a proteggere se stessi e chi ci sta vicino. Riconoscere subito segnali come febbre che non passa, dolore al petto o difficoltà a respirare fa tutta la differenza: un controllo medico in tempo evita guai seri. Insomma, meglio affidarsi alla cautela e avere pazienza — solo così si può tornare davvero in forma quando l’influenza dà i suoi fastidiosi ritorni.

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