Nel settore dell’edilizia, la scelta dei materiali pesa parecchio sull’impatto ambientale complessivo. Tra tante opzioni, le finestre in legno spiccano per efficienza e un’impronta ecologica tutto sommato contenuta. Qualche tempo fa è stata fatta un’analisi approfondita che ha seguito il percorso completo di un serramento in legno: dall’estrazione delle materie prime fino alla fine, lo smaltimento. E qui emerge come un materiale tradizionale mantenga ancora oggi una posizione di rilievo nella sostenibilità edilizia.
Parliamo in concreto di una finestra “tipo”, prodotta da un’azienda piemontese specializzata in serramenti di prima qualità. Tramite il Life Cycle Assessment (LCA), sono stati studiati vari fattori: il consumo di energia, i materiali usati, i trasporti—tutto quantificato per dare un quadro chiaro sulle emissioni di CO2 generate durante la produzione. Gli esperti del campo ci tengono a ricordare che l’analisi non si ferma all’uso finale, bensì guarda ogni tappa che influisce sull’impronta ambientale.
Il legno è confermato come materiale rinnovabile con una spiccata capacità di assorbire CO2, dettaglio che spesso sfugge in città. Diciamo che fissa il carbonio cresciuto negli alberi, trattenendolo nelle fibre per tempi prolungati. Un fatto non da poco, soprattutto se si pensa a come le finestre in legno possano davvero migliorare la qualità dell’aria urbana e—chissà—freddare un po’ il clima globale. Curioso, vero?
La filiera sostenibile e l’impronta di carbonio ridotta
C’è un punto su cui si vuole dare risalto: la carbon footprint si abbassa nettamente se la filiera è tenuta stretta. Il legno arriva da foreste gestite con criteri rigorosi, che assicurano continuità e rinnovamento delle risorse. Nel sito piemontese di produzione, si impiegano colle atossiche e vernici all’acqua, riducendo al minimo i composti nocivi e l’impatto ambientale delle finiture. Ecco perché anche la fase di trattamento è meno impattante di quanto si possa pensare.


Ma non finisce qui. Alcune lavorazioni vengono alimentate da fotovoltaico, coprendo oltre il 50% dell’energia necessaria allo stabilimento: un dettaglio non da poco per evitare di bruciare carburanti fossili. Nel conto delle emissioni totali, meno del 25% deriva dall’energia usata nella fabbricazione. Curiosamente, quasi la metà proviene dalla produzione delle vetrocamere, un capitolo spesso sottovalutato ma che fa una bella differenza.
Per gli scarti di lavorazione, si parla di un’incidenza trascurabile, intorno all’1%, grazie a tagli precisi e procedure ottimizzate. E poi – non banale – il miglioramento dell’isolamento termico che queste finestre offrono, specie in inverno, porta a una riduzione dei consumi energetici degli edifici. Un risultato che dura nel tempo e che pochi mettono davvero in conto.
Recupero, durata e sostenibilità nel tempo
Le finestre in legno oggetto di studio sono pensate per durare più di 40 anni. Longevità che si traduce in un alto tasso di riciclo quando va a fine vita, fino al 95%. Legno e metalli della ferramenta—acciaio, alluminio, ottone—vengono quasi interamente recuperati. Insomma, si chiude il cerchio, riducendo sensibilmente l’impatto iniziale della produzione. Un dettaglio che, stranamente, non sempre viene raccontato con la giusta enfasi.
Il trasporto? Poco peso nel bilancio: poco più di 3 kg di CO2 equivalente per metro quadrato di serramento. Anche il montaggio non produce scossoni sul totale delle emissioni. La sostenibilità non si riflette solo sulla catena produttiva, ma abbraccia il ciclo di vita completo, dalla logistica fino a quando il prodotto è installato e utilizzato.
Infine, il modello preso in esame offre prestazioni di isolamento termico elevate, adatte a contesti diversi, dal classico al moderno. Dove? Ad esempio nelle Langhe, in residenze storiche. Qui un serramento tecnologicamente avanzato mantiene un tocco artigianale, combinando rispetto ambientale e comfort abitativo, ecco perché apprezzato da chi lo usa.
