Ogni giorno, milioni di persone lasciano acceso il Bluetooth sul proprio smartphone, abituate come sono a collegare cuffie, smartwatch o sistemi di intrattenimento in auto senza pensarci troppo. Eppure, questo piccolo abitudine nasconde qualche rischio serio per la sicurezza digitale e la privacy. Nelle città, con tanti dispositivi Bluetooth accesi intorno, chi ha intenzioni poco chiare trova terreno fertile per individuare possibili bersagli. Lo confermano i tecnici del settore, che sottolineano come tenere attiva la connessione wireless possa aprire la porta a intrusioni indesiderate.
Le autorità preposte alla sicurezza informatica consigliano di spegnere il Bluetooth quando non serve: così si riduce la superficie d’attacco. Tra i pericoli più noti ci sono tecniche chiamate Bluejacking e Bluesnarfing. La prima manda messaggi indesiderati, la seconda ruba dati senza autorizzazione. I dispositivi più recenti, aggiornati con protocolli più robusti, sono meno vulnerabili, anche se il rischio – di fatto – non sparisce mai del tutto.
Come funziona il Bluejacking e perché non è solo un fastidio
Bluejacking vuol dire mandare messaggi o contenuti non richiesti ai dispositivi Bluetooth visibili nelle vicinanze. Può sembrare solo un disturbo, ma in realtà apre la strada a truffe di phishing: i messaggi possono avere link trappola o allegati pericolosi. Chi vive in città – soprattutto in posti affollati – lo avverte spesso, visto che la concentrazione di segnali Bluetooth è alta. Basta un attimo e ti arriva un messaggio “invitante”, con insidie nascoste.

Spegnere la visibilità del Bluetooth, o disattivarlo se non serve, ferma del tutto il Bluejacking. D’altronde, questa tattica sfrutta proprio la possibilità di individuare dispositivi attivi. Una precauzione semplice, ma che allevia intrusioni fastidiose e, a volte, più rischiose – specie in ambienti pieni di dispositivi connessi.
Bluesnarfing, la minaccia nascosta che sottrae i dati
Se il Bluejacking è solo una seccatura, il Bluesnarfing è ben più grave: una tecnica usata dagli hacker per stabilire connessioni silenziose e rubare dati sensibili, come contatti, email, calendari o documenti personali. Spesso l’utente non si accorge di nulla, ma i danni possono essere seri.
Il problema principale? Fallimenti nei protocolli Bluetooth, soprattutto su dispositivi con software non aggiornati o configurazioni poco curate. Gli smartphone più vecchi o trascurati – diciamo – sono i più esposti a questi attacchi. Un dettaglio non da poco, considerando quanto crescono le minacce informatiche nella vita quotidiana.
Il Bluesnarfing mostra quanto convenga non solo spegnere il Bluetooth quando non serve, ma anche mantenere aggiornati i dispositivi con le ultime patch di sicurezza. Così si tappano le falle che gli aggressori potrebbero sfruttare.
Pratiche consigliate per proteggere la privacy via Bluetooth
Innanzitutto, spegnere il Bluetooth quando non si usa aiuta a evitare di essere “visti” da chi ha cattive intenzioni. La modalità “non visibile” è un’altra buona mossa, anche se non sempre basta contro attacchi più avanzati. Chi vive a Milano o in città simili lo sa bene: la semplice visibilità del dispositivo è spesso la prima molla per qualche tentativo di intrusione.
Mantenere aggiornati sistema operativo e app contribuisce a eliminare falle di sicurezza. Un po’ di attenzione nello scegliere a cosa associare il proprio dispositivo, preferendo solo quelli affidabili, salva da spiacevoli sorprese. Spesso gli utenti meno esperti trascurano queste accortezze, ma sono proprio i dettagli a fare la differenza nel proteggere la propria privacy digitale.
Quasi mai si pensa a controllare le autorizzazioni delle app, o valutare qualche soluzione di sicurezza dedicata agli smartphone. A dire il vero, rispetto agli antivirus per PC, questi strumenti sono meno diffusi, ma ultimamente stanno prendendo piede – e con buona ragione – per individuare attività sospette.
Con tutti questi accorgimenti, si può tenere meglio sotto controllo il funzionamento e i rischi del Bluetooth, evitando che un gesto veloce come attivarlo diventi una falla per la sicurezza digitale personale.
