Quando un incendio scoppia all’interno di un locale chiuso, la situazione può diventare pericolosa in un attimo. Molte dinamiche – spesso poco conosciute – entrano in gioco qui. Se il fuoco si sviluppa in spazi ristretti, la sua rapidità e intensità non sono mai casuali: seguono fasi fisiche e chimiche ben precise. Pensiamo a un locale seminterrato, dove è successo un dramma con diverse vittime; capire cosa succede durante queste fasi aiuta a gestire meglio i rischi. Quel che sembra un piccolo principio d’incendio, in realtà, rischia di sfuggire di mano molto rapidamente.
Le cinque fasi dell’incendio in ambienti chiusi
Un incendio chiuso evolve seguendo cinque tappe ben distinte: accensione, crescita, flashover, sviluppo completo e infine decadimento. L’accensione parte da una fonte di calore molto concentrata, tipo una scintilla o una fiammella, che innesca subito la pirolisi dei materiali combustibili. In pratica, i materiali si scompongono a caldo senza bruciare ancora, liberando gas infiammabili che si accumulano e predispongono il terreno per le fiamme. Importante notare: la composizione e la struttura di ciò che brucia influenzano parecchio questa prima fase.

Dopodiché arriva la fase di crescita, quando il calore aumenta insieme alle fiamme che si allargano. Il calore investe le superfici intorno, che – a loro volta – rilasciano nuovi gas infiammabili tramite la pirolisi. In stanze chiuse, i gas caldi e il fumo leggero si raccolgono sopra, mentre la ventilazione può rallentare o al contrario accelerare il processo. Insomma, la velocità con cui il fuoco avanza cambia molto a seconda di quanto ossigeno trova e di altri fattori ambientali.
Il momento clou? Il flashover. Succede quando i gas superano i 600 °C, scattando un punto di non ritorno. A quell’istante, si innescano quasi contemporaneamente tutte le superfici combustibili dell’ambiente, per effetto del calore irradiato. Questo è il passaggio che trasforma rapidamente un piccolo incendio in un rogo devastante, ecco perché porta tanti guai. Chi abita in città, soprattutto nel Nord Italia, sa che spazi chiusi e poca ventilazione sono una combinazione micidiale nei casi di incendio.
Cosa avviene nella fase di completo sviluppo e nelle prime fasi di spegnimento
Durante lo sviluppo completo, ogni materiale che può bruciare è coinvolto. Le temperature sono pazzesche: da 700 fino a 1200 °C, a seconda di cosa c’è là dentro. Il rilascio di energia raggiunge il massimo. Se l’aria circola bene, l’incendio può durare più a lungo, mantenendo temperature elevate – questo cambia parecchio le cose in tanti incendi urbani, specie dove la ventilazione naturale o artificiale varia molto.
Dopodiché, arriva il decadimento: quando l’ossigeno scende sotto una certa soglia – intorno al 16% invece del normale 21% – la combustione rallenta fino a spegnersi. Può succedere spontaneamente, in ambienti isolati, oppure accelerare grazie ai sistemi antincendio, che tolgono uno degli elementi fondamentali: calore, ossigeno o combustibile. Essere pronti e veloci a intervenire fa la differenza tra danni limitati e tragedie, soprattutto in locali chiusi dove il fuoco corre veloce.
Il caso recente di un incendio in un locale chiuso – successo da qualche anno, ma ancora oggi oggetto di studio – dimostra quanto contino i fattori spazio, materiali e ventilazione. Sapere come si comporta il fuoco in questi casi aiuta a migliorare la sicurezza di tutti i giorni, e a organizzare risposte più efficaci quando serve. Insomma, un dettaglio spesso trascurato, ma che fa la differenza.
