Il vaccino contro l’Herpes zoster potrebbe frenare l’avanzamento della demenza in età adulta

Il vaccino contro l’Herpes zoster potrebbe frenare l’avanzamento della demenza in età adulta

Lorenzo Fogli

Gennaio 6, 2026

Ogni giorno, milioni di persone si confrontano con la dura realtà della demenza. Fino a poco tempo fa, per rallentare il suo decorso poche erano le possibilità. Eppure, ora nella comunità scientifica si fa strada una nuova prospettiva importante: il vaccino contro l’Herpes zoster. Non solo blocca l’infezione virale, ma sembra anche frenare il declino cognitivo in chi ha già una diagnosi. Lo conferma uno studio recente, pubblicato su una rivista specialistica, che affronta il tema sotto un’angolatura poco esplorata, con implicazioni che – diciamolo – potrebbero cambiare la gestione della malattia.

Basta dare un’occhiata alle persone anziane nelle città per capire quanto la memoria sia fragile, ogni giorno si cerca di mantenerla attiva, ma non sempre con successo. La ricerca si è concentrata su un vasto campione di over 65, analizzando come la vaccinazione incide sulla loro salute cognitiva nel corso degli anni. Dai dati emerge un effetto protettivo, non da poco, che sembra agire soprattutto rallentando l’avanzare della demenza. Non solo in fase iniziale: anche nelle fasi più avanzate il vaccino pare portare benefici.

Un confronto più solido con studi precedenti

In passato, alcuni studi basati su cartelle cliniche segnalavano un legame tra vaccinazione antizona e minor rischio di demenza. Però, un grosso problema restava il bias vaccinale: chi accetta la vaccinazione spesso ha uno stile di vita più sano, rendendo difficile comprendere quanto del beneficio derivi realmente dal vaccino. Il risultato? Una zona d’ombra sulla reale efficacia.

Qualche anno fa, però, in Galles si è sfruttato un “esperimento naturale”: il vaccino era disponibile solo per determinate fasce d’età, così si è potuto confrontare chi aveva accesso e chi no, mantenendo omogeneità tra i gruppi. Una situazione simile a uno studio clinico controllato, insomma, che ha reso più affidabili le osservazioni fatte.

Il vaccino contro l’Herpes zoster potrebbe frenare l’avanzamento della demenza in età adulta
Dettaglio: un vaccino somministrato da una mano guantata. Un vaccino contro l’Herpes zoster potrebbe frenare l’avanzamento della demenza. – romantiqa.it

I numeri parlano chiaro: chi era vaccinato mostrava circa un 20% in meno di probabilità di ammalarsi di demenza rispetto a chi invece non lo era. Su oltre 280mila cartelle cliniche analizzate, il dato è stabile e significativo. Nel nostro Paese, dove il tasso di invecchiamento cresce rapidamente, è un dettaglio da non sottovalutare. A Milano come a Napoli, chi vive nel caos cittadino dovrebbe tenerlo presente, anche se ora può sembrare lontano.

Benefici del vaccino anche dopo la diagnosi

Un elemento che salta all’occhio riguarda l’effetto del vaccino anche su chi ha già ricevuto la diagnosi di demenza. Il dato curioso: rallenterebbe il declino cognitivo, soprattutto nelle fasi iniziali di lieve deterioramento cognitivo, ma con qualche effetto percepibile anche quando la malattia avanza.

Nel corso di un monitoraggio che dura quasi dieci anni, chi si era vaccinato mostrava meno possibilità di peggioramento rapido verso forme gravi della malattia. E, in chi soffriva già di demenza conclamata, si osservava una riduzione della mortalità intorno al 30%. Non male, no? Il punto è che il vaccino potrebbe giocare un ruolo che va oltre la prevenzione, aprendo la strada a un possibile impiego terapeutico.

La spiegazione? In realtà ancora sfugge. Forse si deve al calo delle riattivazioni virali nel corpo, oppure a una sorta di attivazione generale del sistema immunitario. Curioso pensare che il sistema immunitario svolga un ruolo così complicato e – spesso – ignorato nella progressione delle malattie cerebrali nel tempo.

Le incognite da risolvere e le prospettive future

Restano però alcune domande aperte. Il vaccino considerato nello studio usa una forma attenuata del virus, mentre oggi circolano versioni più moderne, basate su proteine specifiche, che proteggono meglio contro l’Herpes zoster. Resta da vedere se queste novità possano avere lo stesso impatto sulla demenza o persino uno superiore.

Ancor più misterioso il meccanismo esatto alla base del beneficio: la protezione nasce dalla spinta del sistema immunitario o dal blocco diretto del virus implicato nel deterioramento cognitivo? Per ecco, è necessario che si continui a indagare – e di più – visto il potenziale enorme. Nuovi investimenti sulla ricerca non dovrebbero mancare, a mio parere, soprattutto viste le difficoltà nel trattare le malattie neurodegenerative oggi.

Nel frattempo, l’idea che un vaccino già diffuso possa migliorare la salute cerebrale cattura l’attenzione di molte realtà italiane ed europee. Insomma, se confermata, questa strategia potrebbe rivoluzionare il modo in cui si affrontano i disturbi neurodegenerativi nella popolazione anziana, aprendo scenari inaspettati con speranze concrete.

×